Cinque cose che non sai sulla Puglia (e che ti faranno prenotare prima dell’estate)

Di solito si parte dalla Puglia dei trulli e delle orecchiette. Esiste però un altro viaggio, più a est, sulla costa adriatica tra Otranto e Porto Badisco, e ci sono cose che non sai sulla Puglia proprio perché stanno fuori dai soliti itinerari. Ne abbiamo scelte cinque. Una si vede solo all’alba, una non si può vedere affatto, due raccontano la storia nella pietra e una finisce in tavola. Conoscerle prima aiuta a scegliere le date, perché non tutte hanno la stessa stagione.

 

1. Il sole sorge qui prima che in qualunque altro posto d’Italia

Capo d’Otranto, dove sorge il faro di Punta Palascia, è il punto più orientale d’Italia. Il Touring Club lo descrive come un ponte naturale tra la penisola e i Balcani, e in pratica significa una cosa sola: qui il giorno comincia prima che altrove nel Paese. Per secoli l’intera area salentina si è chiamata Terra d’Otranto. Dopo la notte di Capodanno molti raggiungono il faro per la prima alba dell’anno, ma il momento vale in qualunque stagione. Si arriva in auto e si prosegue a piedi lungo un breve sentiero sterrato, meglio con una torcia se è ancora buio. L’esterno del faro si visita liberamente e l’area è condivisa con installazioni militari, quindi conviene rispettare la segnaletica. Masseria Panareo è a breve distanza in auto lungo la litoranea, e si rientra in tempo per la colazione.

 

2. Una Cappella Sistina della Preistoria che non puoi visitare

A Porto Badisco si nasconde la Grotta dei Cervi. La scoprirono la notte del 1° febbraio 1970 alcuni speleologi di Maglie, incuriositi da un soffio d’aria calda che usciva da una fessura nella roccia. All’inizio fu battezzata Antro di Enea, perché la tradizione colloca proprio a Porto Badisco lo sbarco dell’eroe troiano. Dentro trovarono quasi tremila pittogrammi neolitici, dipinti con guano di pipistrello e ocra rossa lungo corridoi che superano i millecinquecento metri. Vicino all’ingresso c’erano anche reperti ceramici deposti come offerte votive, indizio di un uso rituale del luogo. Gli scavi del 1970-71 furono diretti da Felice Gino Lo Porto e le pitture vennero pubblicate da Paolo Graziosi nel 1980. Per l’ampiezza del ciclo la grotta è chiamata la Cappella Sistina della Preistoria. Resta però chiusa al pubblico, perché il suo microclima delicato è ciò che ha conservato i pigmenti per millenni. È un ottimo motivo per fermarsi a Porto Badisco, e per leggere la storia completa nel nostro articolo sulle pitture rupestri.

 

3. Le masserie sono nate da una paura

Nel 1480 i Turchi espugnarono Otranto. Come ricorda una presentazione del FAI dedicata al sistema difensivo salentino, dopo quell’assedio niente fu più come prima: le coste diventarono confini da difendere e nacquero le torri costiere, le case-torri e le masserie fortificate. A Otranto gli Aragonesi ricostruirono il castello con bastioni e torri circolari, e lungo la costa si moltiplicarono le torri di vedetta: alla fine del Cinquecento, secondo uno studio sulle torri costiere pugliesi, se ne contavano trecentosettantanove in tutto il regno. Dietro molte masserie c’è dunque un’azienda agricola con le difese di una piccola fortezza, pensata per produrre e per resistere. Masseria Panareo parte da ancora più lontano: il suo sito racconta origini medievali legate ai monaci basiliani e un presidio di epoca normanna contro le incursioni saracene, prima della trasformazione in residenza rurale nel Settecento. Per capire come si arriva da lì all’ospitalità di oggi c’è l’articolo sulla masseria come forma di civiltà.

 

4. Un re Artù sul pavimento di una cattedrale

Otranto, l’antica Hydruntum fondata dai Greci, conserva l’eredità lasciata da bizantini e normanni. Entra nella sua Cattedrale, consacrata nel 1088, e guarda in basso. L’edificio poggia su un villaggio messapico, una domus romana e un tempio paleocristiano, e la sua cripta dell’XI secolo ha settantadue colonne con capitelli di stili diversi. Il pavimento è un unico mosaico, l’Albero della Vita, realizzato tra il 1163 e il 1165 e attribuito al monaco basiliano Pantaleone su commissione dell’arcivescovo Gionata. Le tessere superano le seicentomila e tra i rami dell’albero si incontrano scene dell’Antico Testamento, animali dei bestiari medievali, episodi del Romanzo di Alessandro e figure del ciclo cavalleresco, tra cui quella di re Artù. Il Touring Club lo considera il mosaico meglio conservato della regione. È una visita che non dipende dal meteo, utile da tenere da parte per una giornata di vento; gli orari di apertura vanno sempre controllati prima.

 

5. Un frantoio sotto terra, per accendere le lampade

Nel Salento l’olio si è fatto a lungo sottoterra. I frantoi ipogei erano scavati nella roccia e, secondo le ricostruzioni più diffuse, tra il XV e il XIX secolo vi si produceva soprattutto olio lampante, destinato all’illuminazione più che alla cucina. Il sottosuolo garantiva una temperatura costante, utile all’estrazione. A Gallipoli ne esistevano trentacinque. In molti borghi, come Specchia, oggi sono stati restaurati e si visitano in determinati periodi dell’anno; a Caprarica di Lecce, Città dell’Olio dal 2000, se ne contano circa dieci. Anche la storia di Masseria Panareo ricorda frantoi ipogei, mentre oggi l’extravergine che arriva in tavola è prodotto dagli uliveti che circondano la struttura. Da ottobre a dicembre gli ospiti possono partecipare alla raccolta delle olive con l’esperienza L’Oro del Salento, che si chiude con l’assaggio dell’olio nuovo.

 

Perché conviene pensarci prima dell’estate

Le cinque storie non hanno la stessa stagione. L’alba funziona tutto l’anno, il mosaico si visita negli orari della cattedrale, la raccolta delle olive va da ottobre a dicembre e il tour in barca privata della masseria è attivo da aprile a ottobre. Ragionare per tempo sulle date permette di incastrarle senza rinunciare a nulla e di scegliere il mese giusto per il viaggio che hai in mente. Chi arriva con il calendario in mano si accorge presto che il Salento non ha una sola stagione buona, ma più d’una. Queste cinque curiosità sulla Puglia sono un punto di partenza: se vuoi cominciare dal calendario, la guida su quando andare in Salento, mese per mese, è il passo successivo.